Il nuovo album dei Fontaines D.C. tra conferme, sperimentazione e cime emotive

Fontaines DC on hope, hate and heartache

Dopo l’impatto travolgente di Romance, l’attesa per il nuovo album dei Fontaines D.C. era altissima. La band dublinese ha scelto di non adagiarsi su formule già collaudate, spingendo sull’acceleratore della sperimentazione sonora senza perdere quell’urgenza espressiva che da sempre la contraddistingue. Il risultato è un disco denso e ricco di sfumature, che alterna momenti di pura energia a cime di intensa emotività.

Il viaggio si apre con “Six Morning Shot”, brano già conosciuto per vie traverse attraverso le esibizioni dal vivo, che si rivela un’ottima traccia d’apertura, perfetta per impostare fin da subito l’atmosfera e il vibe dell’ascolto. Si passa poi a “Marianne”, scelta come primo singolo di lancio: un pezzo d’impatto e commerciale, ma costruito con riprese sonore che richiamano l’era Romance, ideali per riavvicinare e riabbracciare quella specifica fetta di pubblico. Con “Mimesis” l’atmosfera vira verso forti sfumature alla Depeche Mode, dando vita a un momento estremamente orecchiabile e ipnotico.

“Day coming down through a starstruck sky
Fist in the air, but you don’t ask why
Little doll coming down a heavy head street
Always”

– Six Morning Shot

Proseguendo nell’ascolto ci si imbatte in “Happy for you”, una vera e propria piccola chicca emotiva. Il brano parte in modo delicato, quasi a voler accarezzare l’anima con dolcezza, per poi stravolgerla violentemente con un finale a manetta di chitarre e batteria. A cambiare marcia ci pensa “Demolition”, possibile candidato come prossimo singolo; si tratta di un pezzo decisamente più upbeat che spezza il mood mantenuto fino a quel momento. Richiede qualche ascolto in più per entrarci davvero in sintonia, ma ha tutto il potenziale per diventare facilmente una delle tracce preferite.

Con “Tongue”, secondo singolo estratto e brano di punta dell’album, la band si muove brillantemente tra le atmosfere di Skinty Fia e le incursioni elettroniche di Romance, rientrando tra gli episodi meglio riusciti dell’intera opera. L’anima più profonda emerge invece con “One Man”, la prima vera ballad del disco: una canzone viscerale, “di pancia”, impreziosita da una produzione eccellente che regala brividi fin dal primo ritornello, richiamando la grande capacità di scrittura dimostrata in capolavori come “I Love You”.

“”Come and see me and I’ll show you where to float”
“Sure I will, see you ’round somewhere down the road”
Dopamine chamber just tryna kill the pain
You can’t escape the feeling once you’ve given it a name”

– One Man

La gemma incontestabile del progetto è però “Where Is Gone?”, arricchita dal featuring con Rosalía. Il pezzo trasporta immediatamente all’interno dello scenario emotivo creato da Grian e dall’artista spagnola, avvolgendo l’ascoltatore fino a spingerlo a riascoltarlo a ripetizione. Nonostante si tratti di una ballad malinconica, regala una scarica di dopamina notevole, lasciando trasparire anche l’ispirazione dichiarata alla tradizione melodica di Mina.

Verso il finale si incontra “You Miss Me”, un ritorno al classico sound dei Fontaines D.C., molto ritmato, che a tratti ricorda “Starbuster” per il ritmo della batteria. La sua linea di basso, soprattutto nell’ascolto in cuffia, è un puro piacere per le orecchie; si tratta di un pezzo più commerciale, ma indubbiamente ben prodotto. Segue “Japan”, traccia dalle chiare influenze Oasis-style che risulta forse la più distante dal resto dell’album. Pur essendo la più commerciale e potenzialmente in grado di raggiungere un pubblico ampio (uscita a sorpresa come quarto singolo), con gli ascolti cresce solo in parte, senza raggiungere il livello delle altre. La chiusura è affidata alla sperimentale “Intimate”, uno dei momenti più interessanti del disco, che fonde elettronica, cori e metriche quasi rap con echi che ricordano i primi Twenty One Pilots.

“I remember when
They held me up against the summertime
And the tears would fall, baby, if you try
There’s no harm in saying, “Leave it, let it die””

– Where is gone ft. ROSALÍA

Nel complesso, l’album si divide idealmente in due sezioni. La prima parte, fino a “Tongue”, è eccellente e priva di sbavature. Da “One Man” in poi il percorso vive di grandi picchi ma anche di qualche momento meno incisivo, con “Japan” e “You Miss Me” che risultano attualmente le tracce più deboli del lotto. La produzione è curata in ogni dettaglio e riesce a creare un’ambientazione precisa, costruendo un viaggio sonoro che oscilla tra momenti di profonda malinconia ed estasi emotiva. In continuità con l’eredità di Romance, il disco punta su una forte orecchiabilità, pur mettendo sul piatto una varietà di stili che al primo impatto potrebbe disorientare.

Tra i brani migliori spiccano indubbiamente “Where Is Gone? (feat. Rosalía)”, “One Man” e “Happy for you”, insieme ai singoli “Marianne”, “Tongue” e “Six Morning Shot”.

.

Rating: 4.5 out of 5.


Comments

Leave a Reply