Il terzo album di Olivia Rodrigo è un salto di qualità enorme, molto più maturo sia nei testi che nei suoni. Qui l’alt-pop si fonde benissimo con sfumature new wave, synth e dream pop.
La produzione di Dan Nigro è da applausi: riesce a far risaltare la voce di Olivia con un uso perfetto di sintetizzatori, chitarre, cori e bassi, senza mai snaturare il suo stile.
L’album è diviso in due parti contrapposte.
Da un lato c’è la Side A (“girl so in love”), dove troviamo un’Olivia innamoratissima, a volte quasi dell’amore stesso. Qui domina il sound synth-pop con ritornelli super orecchiabili che ti contagiano con la loro gioia. Tracce come “stupid song”, “drop dead” e soprattutto “my way” (che vira verso il pop-punk dei Paramore) ti entrano subito in testa.
Dall’altro lato c’è la Side B (“you seem pretty sad”), che ci mostra un’Olivia piena di dubbi su di sé e sulla sua relazione. L’atmosfera inizia a cambiare già a fine Side A con “purple”, che ha un finale quasi ipnotico e inquietante. Da qui sparisce la spensieratezza e troviamo un’artista distrutta e malinconica.
Brani come “less”, “begged” e “cigarette smoke” lo confermano; quest’ultima, in particolare, è una chiusura clamorosa con influenze new wave che ti fa venire voglia di premere subito “play” da capo. Personalmente preferisco la Side B, perché apprezzo tantissimo il suo coraggio di sperimentare con le ballad, genere in cui è già fortissima.
“Tell me something honest so the memories go dark”
– cigarette smoke
Menzione d’onore a “expectations“: forse c’entra poco col ritmo malinconico della Side B, ma la adoro. Ha una spensieratezza che ti fa venire voglia di ballare, “sperando in un prossimo amore che ti meriti davvero per come sei”, come canta lei stessa.
Le due vere gemme dell’album:
“what’s wrong with me feat. Robert Smith”: Sentire l’influenza del frontman dei The Cure unita alla dolcezza della voce di Olivia è un’esperienza piacevolissima. Questo brano la consacra definitivamente come stella dell’alt-pop.
“the cure”: Il secondo singolo. Non ha solo un video meraviglioso e ambizioso, ma una composizione pazzesca che unisce un’orchestra alle chitarre, con vibes che ricordano proprio Disintegration dei The Cure.
“All the pretty girls in the foreground of my mind
– the cure
I thought I’d done enough, but they keep moving the line
I thought I found the antidote this time”
In conclusione: L’ho amato, ed è assolutamente nella mia Top 10 del 2026. Do a Olivia tantissimi punti a favore per aver evitato di fare l’ennesimo album “acchiappa-hit”. Invece di adagiarsi sul pop-punk alla Avril Lavigne dei vecchi “SOUR” e “GUTS“, ha scelto di cambiare, cercando una sonorità molto più matura, centrata e sperimentale.

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